Due Antonio, ma voi al telefono, 0833.985250, o al telefonino, 338.4442379, chiedete di Antonio lo chef (nonché titolare): è una persona con una passionaccia intensa e genuina per la cucina. Non vi deluderà anche perché tra poco finirà la frenesia ferragostana e tutto, anche qui in Salento, riprenderà un ritmo più umano.

Antonio ha aperto il Mulino di Alcantara lo scorso 5 dicembre. Lo ha fatto in un paesino tra Ugento e Gallipoli, Felline, dove è nato e dove ancora resiste l’alone magico che permea questa terra. Ora si pranza e cena in piazza Caduti, bianca e sensuale, all’aperto, da ottobre tutti in sale e salette tra piano terra e primo piano.

Ci sono preparazioni tipiche gallipoline, con il pane, la zuppa pesciolosa o la rana pescatrice piuttosto che i gamberi (gallipolini a loro volta), c’è un crudo di tonno (foto sotto) fatto ieri sera con un pinna gialla pescato al largo di Leuca e reso originale e geniale con una crema di pistacchi e ci sono superlative tagliatelle rosse per via del Negroamaro usato direttamente nell’impasto. Il sugo è rosso a sua volta per via del pomodoro, completano il tutto scampi o gamberi.

Bellezza della piazza e bontà della cucina, mi ha stupito che nella carta dei vini i rosati, in Salento!, non andassero oltre le sei proposte. Spiegazione sincera di patron Antonio: “La gente non lo beve”. Peggio per la gente, ma male per i produttori che sono costretti a puntare sui bianchi, in genere qui dimenticabili.