gio, 31 gen 2013
La Francia ha vinto ieri il Bocuse d’Or, edizione numero 14, al Sirha di Lione, davanti a Danimarca e Giappone. E l’Italia? Agli organizzatori della spedizione verde bianca e rossa, peraltro ripescata dopo la bruciante eliminazione a livello di selezioni europee (12 posti), va almeno riconosciuto il fatto di non essersi nascosti dopo un risultato più che deludente: “Purtroppo la squadra italiana non ha conquistato il podio” si legge nel comunicato arrivato da Bergamo. Destino comune ad altri 21 team, in teoria ci sarebbe di che consolarsi, sempre che interessi la teoria del mal comune mezzo gaudio.
A me no: l’Italia si è classificata al 20° posto su 24, letteralmente imbarazzante e triste, una Corea golosa, anche perché è stato mandato allo sbaraglio un fior di professionista come Alfio Ghezzi, mai messo nelle condizioni di potersi allenare. Per questo mondiale della cucina servono tanta disciplina e moltissimo tempo, tempo pieno senza dovere nel contempo impegnarsi nel proprio locale. Non bastano lustrini, brindisi e articoli redazionali alla vigilia, questi fanno colore e piacere agli sponsor (ma saranno contenti dopo l’atto finale, quello che davvero dovrebbe contare?). Poi si va a Lione e la realtà è ben diversa. Altro che lotta per il podio, lotta per la salvezza.
Per l’Italia che cucina vale lo stesso imperativo della nazionale di calcio: per mille motivi storici o si partecipa per vincere o è meglio rimanere a casa. Poi non è detto che si vinca sempre, però c’è modo e modo di perdere. E da troppo tempo l’Italia al Bocuse d’Or non sa nemmeno perdere bene.
E dire che non sarebbe nemmeno difficile avere un paio di idee per voltare pagina e fare le cose seriamente in vista del 2015. Sempre che interessi e l’orizzonte non resti in eterno poco più che provinciale.

31 gennaio 2013 alle 20:24
CI VUOLE GRANDE UMILTA’ (POCHE PAROLE A BUON INTENDITORE)
31 gennaio 2013 alle 20:24
CI VUOLE GRANDE UMILTA’ (POCHE PAROLE A BUON INTENDITORE)
1 febbraio 2013 alle 11:32
http://cucina.corriere.it/notizie/13_gennaio_31/bocuse-d-or-italia-soltanto-ventesima-su-24marchi-identita-golose-corea_5086073c-6b23-11e2-9446-e5967f79d7ac.shtml#.UQrE_enn-ig.facebook
5 febbraio 2013 alle 16:09
Egregio Sig.Marchi
Sono un giovane cuoco di 27 anni che ha passato gli ultimi cinque anni della sua esistenza in alcune fra le migliori case di Francia. Nella fattispecie l’ultima di esperienza l’ho passato nella cucina del ristorante di Reims LES CRAYERES. Il movente di questa scelta fu lo Chef (Philippe MIlle) un ‘astro nascente della gastronomia francese che oltre ad avere un cv impressionante , ha conquistato 2 stelle Michelin in due anni, ha ottenuto il Bocuse de Bronze nel 2009 e soprattutto nel 2011 si è aggiudicato il titolo più importante al quale uno chef possa ambire o vero il MOF.
Il 2011 appunto è l’anno in cui io stesso ero “in forze” a Reims ed ho assistito e partecipato alla preparazione estenuante di questo incredibile concorso, che in verità fu il movente per il quale avevo deciso (dopo quasi tre anni dal sig .Ducasse a Montecarlo) di andare in Champagne.
Per arrivare al dunque, lo dico con sincera umiltà, sono uno fra i pochissimi italiani o più probabilmente l’unico italiano che si è mosso in giro per la Francia per imparare come si affronta un concorso,ed ho scoperto che i candidati competitivi di in evento come il a Bocuse d’or sono messi in condizione di fare solo quello e i risultati si vedono…
Al mio rientro in Italia , mi sono informato su quali fossero le forze economiche reali del bel paese e le strategie di allenamento adottate …ne sono rimasto perplesso, per non dire deluso.
Personalmente sarei onorato e fiero di Rappresentate L’Italia in quelle che sono le olimpiadi della gastronomia , anche perché potrei contare sul l’appoggio del sig.Philippe Mille stesso.
Purtroppo, affidarsi alle competenze di un mentore francese è fondamentale, in Italia si deve guardare in faccia la realtà, non esiste una tradizione forte e disciplinata su i concorsi ; tant’è vero che anche quest’anno è stato chiamato in causa in last minute (nella speranza di poter correre ai ripari) Fredric Garnier, uno Chef talentuoso allievo di DUCASSE e Robuchon, con il quale per altro ho lavorato nel 2007.
La mia frustrazione più grande deriva dal fatto che non solo ho trovato nessuno disponibile a farmi da sponsor ( semplicemente per le selezioni nazionali) che da solo non potrei di certo affrontare, dato che conosco bene i costi di una preparazione competitiva; non sono neanche riuscito a trovare un impiego. In alcuni casi sono stato addirittura boicottato per ragioni che posso solo intuire. L’Italia a differenza della Francia ( che ha riunito quest’anno l’Accademia dei laureati francesi Bocuse d’or oltre all’allenatore e tutto gruppo di MOF che gravitano attorno a Lenotre)non fa squadra, si innescano stupidamente gelosie fra colleghi e ,mi assumo la responsabilità di ciò che dico, probabilmente pecca di competenza in materia di concorsi. Sto disperatamente cercando supporti, oltre che un ‘impiego e se a breve non riuscirò a trovare niente per cui valga la pena restare, non solo rinuncerò al sogno del Bocuse d’or ma sarò costretto a fare i bagagli e tornare in Francia. Sarei grato se potesse consigliarmi o indirizzarmi in una qualsiasi direzione spero di avere sue notizie o semplicemente di incontrarla martedì al Congresso di Milano.
Grazie dell’attenzione.
Lorenzini Matteo