2013copyright_Le_Fotographe_Remise_de_prix_du_Bocuse_d_or_2013_01La Francia ha vinto ieri il Bocuse d’Or, edizione numero 14, al Sirha di Lione, davanti a Danimarca e Giappone. E l’Italia? Agli organizzatori della spedizione verde bianca e rossa, peraltro ripescata dopo la bruciante eliminazione a livello di selezioni europee (12 posti), va almeno riconosciuto il fatto di non essersi nascosti dopo un risultato più che deludente: “Purtroppo la squadra italiana non ha conquistato il podio” si legge nel comunicato arrivato da Bergamo. Destino comune ad altri 21 team, in teoria ci sarebbe di che consolarsi, sempre che interessi la teoria del mal comune mezzo gaudio.

A me no: l’Italia si è classificata al 20° posto su 24, letteralmente imbarazzante e triste, una Corea golosa, anche perché è stato mandato allo sbaraglio un fior di professionista come Alfio Ghezzi, mai messo nelle condizioni di potersi allenare. Per questo mondiale della cucina servono tanta disciplina e moltissimo tempo, tempo pieno senza dovere nel contempo impegnarsi nel proprio locale. Non bastano lustrini, brindisi e articoli redazionali alla vigilia, questi fanno colore e piacere agli sponsor (ma saranno contenti dopo l’atto finale, quello che davvero dovrebbe contare?). Poi si va a Lione e la realtà è ben diversa. Altro che lotta per il podio, lotta per la salvezza.

copyright 2013_Le_Fotographe_Remise_de_prix_du_Bocuse_d_or_2013_18Per l’Italia che cucina vale lo stesso imperativo della nazionale di calcio: per mille motivi storici o si partecipa per vincere o è meglio rimanere a casa. Poi non è detto che si vinca sempre, però c’è modo e modo di perdere. E da troppo tempo l’Italia al Bocuse d’Or non sa nemmeno perdere bene.

E dire che non sarebbe nemmeno difficile avere un paio di idee per voltare pagina e fare le cose seriamente in vista del 2015. Sempre che interessi e l’orizzonte non resti in eterno poco più che provinciale.