ven, 15 feb 2013
Lui nel fermo immagine è Beppe Glocal Palmieri, anima di Identità di Sala, primo atto domenica scorsa, 10 febbraio, e tanto ancora da pensare, dire, sviluppare nel tempo a venire. Temi come questo non si lasciano certo cadere come kleenex usati. Cotti, impiattati e serviti.

Giornata importante, emozionante, aperta da Beppe e dalla proiezione di un film, Emergenza sala, curato da Desirèe Nardone, direttrice a Milano della Food Genius Academy, telefono +39.02.89093079, pellicola riportata qui. Buona e attenta visione.

16 febbraio 2013 alle 17:11
Buon pomeriggio sig. Paolo Marchi,prima di procedere alla stesura del mio commento le faccio i complimenti per il suo sito,che ahimè io ho scopeto da poco(argh!).
Ho appena finito di vedere il video completo “Emergenza sala” e provo un misto di rabbia e frustrazione su alcuni punti presenti nel video.
In questo video si ribadisce l’importanza della figura del cameriere e della difficile reperibilità di tale figura,chi le scrive è una persona che ha svolto,e vorrei continuare a svolgere,questo mestiere dall’età di 15 anni(oggi ne ho 25)in svariati ristoranti approdando anche in realtà abbastanza importanti pur non avendo una qualifica di scuola alberghiero. La rabbia a cui alludevo poco fa si riferisce al passaggio in cui il signor Alessandro Pipero espone la situazione paradossale in cui tre persone rifiutano una giornata lavorativa,beh le posso assicurare che io ci sarei andato di corsa,e anche gratis. Altro argomento su cui vorrei soffermarmi è la difficile,ma io direi impossibilità di accedere a tali strutture per un lavoro,e anche l’impossibilità di accedere a corsi di formazione per via dei costi esorbitanti richiesti,ci lamentiamo del poco personale specializzato in circolazione,ma le pare mai possibile che oggi in tempi così duri e di crisi profonda,una famiglia o una persona possa spendere migliaia di euro per un corso? Ma magari ad averceli tanti soldi,io li spenderei ad occhi chiusi per tali corsi….e chi non ha tali opportunità e ha una passione e una voglia di fare che gli bruciano dentro come me? Mi creda,le tre caratteristiche enunciate da Beppe Palmieri (testa,cuore e stomaco)non bastano da sole,io aggiungerei anche possibilità di crearsi una formazione adeguata,e un pizzico di fortuna che non guasta mai. I due curriculum da esaminare di cui parla il maestro Bottura si possono ritenere fortunati,almeno loro hanno capito come inviarglielo.
Ci sarebbero mille altre cose da dire su questo argomento,ma non voglio annoiarla.
Cari saluti
16 febbraio 2013 alle 20:58
caro Pino,
è un piacere conoscerla.
io vengo dal Sud.
quel Sud difficile e che a tratti sembra una gola profonda senza fine e senza speranza.
mi sono fatto un fagotto con 4 stracci e sono partito con una valanga di Fame e di Voglia di Fare.
mio padre impiegato, mia madre anche: un mutuo colossale e una situazione famigliare non proprio brillante.
ringrazio mio padre per l’amore che mi ha dato, perchè era l’unica cosa che poteva e voleva darmi.
credo che in tanti possono riconoscersi in questo quadro.
ho dato il massimo;
ho continuato a viaggiare, solo e forte del desiderio di farcela.
ho superato le difficoltà che tanti prima di me forse in una dimensione ben più complessa, hanno affrontato e superato.
penso ai miei avi che sono partiti analfabeti e con le scarpe di cartone, per costruire il sogno Americano.
mi faccia smettere questa lagna.
io mi metto personalmente a sua disposizione, Lei tiri fuori tutta l’energia necessaria e dimostri a se stesso in primis che questo Paese può farcela e insegua il suo sogno .
se io sono uno dei tanti che hanno lasciato le certezze di un tetto famigliare e le miserabili opportunità che la mia terra mi offriva, si tiri su le maniche, faccia fagotto e ci provi.
le parlo da fratello: le risparmio luoghi comuni e sciocchezze; voglio che lei ce la faccia.
e ce la farà.
dipende solo da lei.
avrà sempre una spalla; mi prendo pubblicamente questo impegno.
lei nei confronti della vita ha solo doveri e zero diritti: è la sua grande risorsa.
tutti per uno uno per tutti.
beppe palmieri
GLOCAL
basso profilo e altissime prestazioni
16 febbraio 2013 alle 21:13
Hai ragione….ma il discorso e’ globale e non a piccole percentuali come te….tu saresti venuto? Ti credo , ma non risolvevi il problema. Ti aspetto a Roma , prima ospite a cena al ristorante e poi se vuoi, puoi stare 2 mesi con me. Ti abbraccio.
16 febbraio 2013 alle 23:13
E un discorso globale giustamente,ma il problema è tra scuole alberghiere che non forniscono più, anzi diciamo che tranne qualche piccolissima realtà, l insegnamento necessario e la preparazione necessaria per un ristorante,relais,hotel di qualità,ma bensi una mera infarinatura totale, al momento sono come detto un percorso riservato a chi non è un grandissimo studente ma che avrà comunque una preparazione non adeguatissima.
L era mediatica aiuta un bel po tra i vari format presentati,infatti le iscrizioni alla scuola alberghiera nel corso degli anni sono aumentate ma la professionalità ricevuta e recepita e quanti realmente saranno interessati o non spinti dalla fama di apparire e non essere?
Ci vorrebbe, come dice Pino un educazione culinaria un po più alla portata di tutti per chi ha realmente voglia, anima, e cuore per fare questi mestieri, perchè ottenere una professionalità adeguata costa denaro pesante che non c è, e la richiesta da parte di chi ne ha bisogno è sempre più mirata alla professionalità giovanile con un adeguata formazione senza aiuto dello stato,perchè come dice giustamente il signor Bottura avere 20/30 stipendi da pagare e fare 30/35 coperti.. potrebbe diventare un problema e non tutti lo sanno
Infatti quasi tutti i ristoranti,hotel o cucine di qualità sono in genere frequentati,collaborati da giovani di alto profilo usciti o in procinto di uscire da corsi di alta qualità a zero costo o basso costo e alto profilo.
Ci vorrebbe una via di mezzo cosa che allo stato attuale non ci è permesso ne da una parte della barricata ne dall altra.
Paolo “cuoco”40 anni che vorrebbe averne 20, disoccupato.
17 febbraio 2013 alle 00:44
Salve,complimenti per tutto quello che riesce a dire e fare per la ristorazione.Le vorrei esprimere il mio pensiero sul video spot che ho appena visionato,Dopo anni di egocentrismo da parte degli Chefs, finalmente hanno capito che non possono fare tutto loro.Dopo aver messo all’angolo il reparto Sala relegando i camerieri a semplici traghettatori di piatti. Si sono resi conto che quelle figure automatizzate (Sommelier a parte) sono dei corpi viventi e pensanti.Di tutto questo il reparto Sala deve fare Mea Culpa, (Primo) non capendo come stava evolvendo la ristorazione mettersi al passo.(Secondo)Hanno dato campo libero(Sala)agli Chefs lasciandoli entrare in Sala a prendere decisioni su tutto quello che riguardava il servizio e altro,(con la complicità del management aziendale )persino a come posizionare un fiore o una forchetta mentre i camerieri restavano passivi lasciandosi scivolare tutto addosso-
Sono d’accordo con Signor Pipero riguardo alle ex scuole alberghie (adesso sotto una nuova sigla). Il ricambio doveva esserci principalmente per chi era preposto a guidare i ragazzi. Purtroppo a volte non sempre preparati.
Mi fermo qui
Cordiali saluti
17 febbraio 2013 alle 00:51
http://glocal.mo.it/lavora-con-noi/
http://www.osteriafrancescana.it/ITA/contacts.html
Pino, qui puoi mandare il tuo cv a questi 2 indirizzi.
Paolo, conosco i ragazzi che lavorano da Pipero e da Bottura e nessuno è di alto profilo, ma hanno fatto semplicemente fatto tanta gavetta con tenacia e passione. Il video in questione, tra l’altro, vuole proprio sollevare il deficit presente in sala e non in cucina.I corsi costosi di cui tu parli potrebbero essere un investimento se fatti allo scopo di un reale inserimento lavorativo e i cuochi, grazie all’era mediatica di cui accenni, sono ahimè in over booking. guardiamo alla sala appunto, perché le competenze culinarie possono essere ben sfruttate anche lì. e quando dico questo, vado contro i miei interessi, essendo un’organizzatrice solo di corsi di cucina, per ora.
Aggiungo di seguito 2 proposte di lavoro (mi riferisco sempre alla sala), una in Abruzzo, nell’agriturismo di mia madre che fa fatica a trovare qualcuno che ha voglia di lavorare, come dice Pipero. In abruzzo, vicino Pescara.
E un altra posizione aperta a Salisburgo nel ristorante in cui mia sorella è manager di sala.
Io dall’Abruzzo, son dovuta andare a roma, a londra e poi a milano per lavorare..
manda cv a me grazie a d.n@foodgeniusacademy,com, provvederò a inoltrarlo a loro.
grazie mille per aver sollevato l’interessante discussione a entrambi.
desirèe
18 febbraio 2013 alle 16:33
Ciao,si in effetti sono andato un po fuori tema,con questo volevo solo far capire che il “problema” è un po generale nel mercato del lavoro,volevo solo evidenziare che chi ci crede di pancia a fare questo mestiere di non mollare mai, anche se l età purtroppo gioca un ruolo abbastanza fondamentale per la crescita professionale di un giovane ,formare un ragazzo in sala o in cucina in età giovanile ha una marcia in più.
Il mio discorso era puramente a scopo di un minimo abbattimento dei costi formativi di eccellenza come aveva detto Pino e di una maggiore importanza alla formazione statale,vedo troppo un distacco.
Sono daccordo con te Desirèè con Il Sig Palmieri e con chi ci ha provato ed è riuscito in quel che credeva,e quello che sta facendo, e infatti ai giovani che conosco o che incontro e che fanno questo mestiere dico sempre, cerca di mettere una base solida alla tua professionalità se ci credi,non fare come me.
Grazie a voi per aver dato voce ad un tema importante.
Paolo