Oggi avrei voluto tanto essere con Massimo Bottura e gli altri chef ritratti in questa foto perché avrei sentito porre la vera domanda che si deve fare in un piena crisi economica. Che l’economia spagnola stia peggio della nostra è cosa arcinota, però noi stiamo tagliando ogni investimento come ci fossimo affidati ad Attila, mentre là hanno investito 18 milioni di euro per dare vita all’Università di Scienze Gastronomiche e il Centro per la ricerca e l’innovazione a San Sebastian nei Paesi Baschi.

Oggi visita del cantiere, poi conferenza per rispondere a un quesito che trovo intelligente: come investire nel futuro in tempo di crisi? Risparmiare è in fondo facile, si prendono le cesoie e le si usa a più non posso, poi però bisogna anche sapere come ripartire, su cosa puntare, in cosa credere e ho dei forti dubbi che in Italia lo sappiano in tanti. Rido (amaro) all’idea delle reazioni se qualche nostra istituzione dovesse affidarsi a figure come Ferran Adrià, Heston Blumenthal e Renè Redzepi. “Non hanno nulla da insegnarci”, sarebbe il commento più carino.


Da diverse settimane ha chiuso in via Verdi a Milano, accanto alla Scala, un locale di pasta e pizza di ben poco spessore. Via qualsiasi riferimento all’ultima gestione al punto che si può leggere senza fatica il nome della precedente proprietà, il colosso giapponese Suntory che qui gestiva uno straordinario ristorante giapponese, ovvio. Meno ovvio è che il posto sia stato dismesso quando a Milano i sushi sono diventati popolarissimi, al punto da annientare l’offerta cinese.


Così, tanto per farmi del male sognando di essere a un tavolo da pranzo e non a una scrivania, ho aperto il sito di Enzo Coccia e con il teletrasporto mentale mi sono ritrovato in via Caravaggio a Napoli, alla pizzeria La Notizia, tanto buona da non fare più notizia. Purtroppo la realtà è molto più milanese ma conto di rifarmi presto.

Farà ridere qualcuno, lascerà perplessi tanti ma di certo fa discutere tutti la classifica del S.Pellegrino World’s 50 Best Restaurants Awards, anche gli allibratori inglesi che se si occupano di qualcosa è per guadagnarci, mica sono frati francescani. Il 50 Best ha preso così piede, che piaccia o non piaccia, che i bookmakers hanno dato le quote su quale sarà il numero uno al mondo l’anno prossimo: lo stesso ristorante di quest’anno, il Noma di René Redzepi, dato a 2,75. Seguono il Bulli di Ferran Adrià a 4.25 (ma secondo me non sarà accettato in classifica perché chiuderà nel 2012), il Fat Duck di Heston Blumenthal e a 5,50 l’Osteria Francescana di Massimo Bottura, ora sesta, quindi vista comunque in salita.

Quando tra un mese prenderà il via il prossimo campionato di calcio di serie A non ci sarà, a guidare una squadra che sia una, un allenatore che abbia vinto uno scudetto in Italia. Certo, bolliti e arroganti come Lippi meglio se ne stiano a dare becchime ai piccioni, ma Ancelotti e Capello a Londra, Mourinho a Madrid sono l’ennesima conferma che il Paese Italia sta perdendo colpi e smalto e che non siamo più il paradiso in cui tanti credono ancora di vivere. E se ne va anche la Fiat, speriamo che l’ultimo si ricordi di spegnere la luce.

Una fortuna: la rabbia mette le ali a chi sa guardare avanti.

Che bella e buona serata quella di lunedì scorso al Luogo di Aimo e Nadia in via Montecuccoli a Milano, telefono 02.416886. Fabio Pisani e Alessandro Negrini hanno cucinato il pesce di Gaudenzio Pedol (prima pescheria aperta dal nonno a Milano: 1921), condito dai versi scelti da Erika Carretta.

Stefania Moroni mi ha tenuto dieta, contenendo il peso delle varie pietanze ma io ho strappato le catene davanti al Polpo ligure cotto sulla pioda, sulla pietra come si usa (con la pioda, certo non il mare) in Valtellina da dove arriva Negrini. A essere sinceri ho pure pensato al Polpo Paul divinatore dei risultati del Mondiale, ma è stato un attimo. E così, dopo il Rombo chiodato con salsa alla cipolla di Tropea, ho rimpolpato con gioia intensa.

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